Porsi di fronte a tematiche delicate e attuali, come quelle dell’impatto ambientale e dell’antropizzazione, genera sempre tante domande. Da artista, la domanda che mi sono posta è stata: come presentare l’impatto ambientale concretizzando l’energia? Il cilindro spugna, oltre ad essere un oggetto esteticamente interessante, ha tutte le caratteristiche di una matrice: inchiostrato e fatto rotolare, lascia il proprio segno. L’energia non è concretizzata dal segno lasciato dalla matrice, ma dall’atto dinamico di lasciare questo segno: il medium più idoneo per dare corpo a questa forza è la performance. Per presentare l’impatto ambientale è necessario un atto potente e profondo: segnare un soggetto naturale, il mio corpo, con un oggetto industriale, il cilindro spugna, non è altro che una piccola ma densa mìmesis di quello che accade alla Terra dai tempi della Rivoluzione industriale. Il mezzo audiovisivo mi ha permesso di far dialogare le immagini dinamiche della performance con la colonna sonora: nell’atto di inchiostrazione si possono ascoltare i suoni industriali associati al cilindro. Nel momento in cui il corpo, la Terra, viene segnato dal cilindro, l’antropizzazione, i rumori delle fabbriche vanno a sovrapporsi ai canti degli uccelli. Poi, ad atto compiuto, il silenzio. Un silenzio che deve rimbombare nella coscienza: lo stupro della natura, la violenza da parte dell’uomo. In quel momento c’è solo lo sguardo sulla Terra segnata, l’uomo di fronte alle sue responsabilità. La performance si conclude con l’acqua che lava via i segni di inchiostro dal mio corpo. Il suono della pioggia, quell’acqua che lava e lenisce, è anch’essa energia e speranza: il nostro agire oggi può tamponare le ferite fatte finora alla Terra.
Segni di violenza
2026
Video
3 min. 23 sec. 1920 x 1080